17
febbraio
2010

Andrea Dusio su Radio24

Andrea Dusio parla al GR24 di Caravaggio White Album nell’ambito di un servizio sulle celebrazioni per i 400 anni dalla morte di Caravaggio.

Ascolta l’abstract dell’intervista

 

 

17
febbraio
2010

Caravaggio White Album, un attacco alla critica ufficiale

Un articolo di Marco Vallora su Caravaggio White Album, pubblicato oggi su La Stampa

Pare che in questi giorni un grande storico dell’arte (che ovviamente non vuol comparire) abbia manifestato così la sua comprensibile saturazione caravaggesca: «ma basta, che lo lascino stare in pace, povero Cara!». Ed in effetti, in questi anni, c’è stato un via vai e tripudio talmente esagerato di capolavori e pseudo-copie, di mostre mostrine mostrone, col povero, impotente Caravaggio come nome-civetta, e poi capolavori reperiti all’ultimo istante (presunta prestidigizazione pubblicitaria-accalappia-gonzi) spericolate-sconvolgenti ipotesi attributive, siluri subacquei tra improvvisati esperti ed attitolati vedovi-perenni del Merisi, convegni, saggi, cataloghi, volumoni coffee books, film, sceneggiati, docu-romanzi, contrapposte raccolte di documenti ecc. Unico ritrovamento davvero degno e rilevante, la prova recente, trovata da un appassionato non addetto ai lavori Vincenzo Pirami, nella milanese Parrocchia di Santo Stefano in Brolo, ch’egli non è nato a Caravaggio, come vuole il suo patronimico di famiglia, ma a Milano, e con data anticipata al settembre del 1571. Come del resto intuito da tempo da Maurizio Calvesi, tra molte resistenze, perchè ovviamente la sua cronologia subisce ritocchi.

 

Quindi, in sintonia con l’illustre storico, forse dopo tanti trasbordi superflui e mostre inutili e pretenziose (ompresa quella assai ardita ma sostanzialmente discutibile del match sportivo tra Caravaggio e Bacon) il dono più sensato, di questo quarto anniversario della morte del Merisi, sarebbe stato paradossalmente quello di non mostrare più nulla, trionfalisticamente e patriotticamente e, di contrappunto, di riflettere, in silenzio, al suo solo significato storico e alla sua inaccostabile, intangibile solitudine, disturbata ma non scalfita da questa corsa agonistica all’aggiornamento a tutti i costi.

 

Allora, che fare di Caravaggio? Il dramma, è come sempre quello del serpente che si morde la coda. Per dimostrare questa sazietà, non si può evitare di aggiungere un’ennesima pietruzza alle mitologie del rito monografico o al rituale delle polemiche. Ci prova per esempio un giovane outsider come Andrea Dusio, che per accompagnare questo suo «libro bianco» di denunzia (che more cinematografica, ricorre all’esterofilia del titolo Caravaggio. White Album. Cooper editore) ci fa solo sapere, in copertina, che questo è il suo primo libro d’arte: il che fa immaginare che probabilmente ne ha scritti altri, di altra dottrina. Di musica? C’è da crederlo, visto i riferimenti costanti a Kurt Cobain e Lou Reed, ai Rolling Stones ma anche al suonatore di viola da gamba Jorgi Savall, da cui tutto sembra avere origine, una sera, Chiesa di Santo Stefano. In realtà no: la colpa di tutto è l’attrice da sceneggiati-tv Elena Sofia Ricci, che il nostro autore una sera vede in uno sceneggiato su Caravaggio e tenta di capire, Wikipedia facile, se il ruolo di finzione di Costanza Sforza Colonna è stato davvero così rilevante per il Caravaggio, oppure se è una concessione puramente glamour-tv: e per una diva ci vuole. E con concessioni un po’ indulgenti, lui dice alla Nanni Moretti, noi si pensa alla Agosti del Mantegna, si autoritrae ragazzino mentre bigia la scuola, «con improbabili pantaloni di tela rossi e una t-shirt a righe orizzontali, come una casacca di rugby» per visitare l’Ambrosiana. Ma non per scoprire la celebre Fiscella collezionata dal Borremeo (poi scoperta sulla banconota da centomila) ma omaggiare Leonardo e Raffaello. Di qui, dall’alto di questa «sordità», tanti improperi e saette contro i titolari della critica ufficiale, che effettivamente in questi anni hanno spacciato copie di copie ed improbabili Caravaggio, pur di rientrare nella ronde delle mostre.

 

Colpirà l’establishement questa biografia incappucciata da pamphlet? E i titoli provocatori (Una Maddalena pop, Cordial Campari alla salute di San Carlo, In Taverna con Vittorio Gassman) basteranno a svecchiare il titillato Caravaggio, così come il ricorso ai Nirvana? O Caravaggio va gustato liscio e puro? L’attesa mostra centenaria alle Scuderie, affidata ad alcuni rami soltanto della critica ufficiale, si propone appunto di fare piazza pulita di quanto risulta spurio o azzardato, tornando ai soli capolavori certi ed assoluti (ogni studioso, invece di dilagare criticamente, si sceglie un capolavoro e canta il suo epicedio). Certo: l’ideale sarebbe dimenticare tutto e ripartire da zero. Ma è ancora possibile, in questo mondo di brusii televisivi e di rumors ermeneutici?

  Caravaggio, genio si ma a rischio di overdose (573,1 KiB, 149 hits)

 

 

13
febbraio
2010

Il libro. Caravaggio, una controstoria

Una recensione di Simona Maggiorelli da Left-Avvenimenti del 12 febbraio 2010

 

A quattrocento anni dalla morte, il mito si è mangiato l’artista, la sua pittura – scrive Andrea Dusio in Caravaggio White album (Cooper) – aspetta ancora di essere riconsegnata a un nastro in bassa fedeltà che ne comprima e comprenda il contenuto di verità bruciante, lasciando fuori tutto il resto». Così, con piglio da romanziere ma assai documentato, Dusio si mette sulle strade di Michelangelo Merisi per ristabilire più di qualche importante verità storica, a cominciare dalla nascita (avvenuta a Milano e non a Caravaggio nel bergamasco) e dai primi anni della sua formazione, che non avvenne genericamente nell’area lombarda (come si è sempre detto) ma nel capoluogo. Con tutto quel che ne consegue dal punto di vista di frequentazioni artistiche meno provinciali. Ma va a merito dell’autore anche il fatto che quando non ha chiavi di lettura nuove da offrire al lettore (come ad esempio sulla morte di Caravaggio)
non esita a dichiararlo, limitandosi poi a una corretta e sempre utile collazione delle fonti storiche.


Link esterno: L’essenziale di Caravaggio

 

 

23
dicembre
2009

Caravaggio White Album

Un accurato saggio critico, emozionante come un romanzo.

 

Con sguardo indagatore Andrea Dusio traccia un excursus puntuale e di ampio respiro sul panorama storico e artistico a cavallo del 1600 e propone un’accurata ricostruzione degli eventi storici e delle dinamiche del mondo dell’arte in cui si muoveva Caravaggio, svelandone trame e retroscena solitamente poco conosciuti: il clima repressivo dell’Inquisizione e gli sforzi del Papato per mantenere il suo potere, lotte di classe fra famiglie rivali, antagonismi e velenosi attacchi incrociati fra i maggiori artisti dell’epoca, quadri rifiutati, attribuzioni sbagliate…
Muovendosi in questa cornice caotica, Andrea Dusio prova a penetrare nell’animo di Caravaggio attraverso una sensibile analisi psicologica per compendere le motivazioni e i sentimenti che determinarono le sue trasgressive scelte artistiche e la sua evoluzione e giungendo a un’innovativa rilettura di tutta la sua opera.
Caravaggio White Album è una lettura appassionante e avvincente, che scardina gli schemi impagliati del linguaggio tipico della critica artistica e si pone quasi come un romanzo. Già stimato critico musicale, l’autore si lancia in audaci parallelismi con la musica moderna e contemporanea: lo stile pittorico di Caravaggio come il jazz o il rock è forma espressiva di un sentire fuori dagli schemi che deve affondare le sue radici nella realtà, nella verità.

Così come Caravaggio elimina tutto il superfluo per concentrarsi solo sulla realtà, Andrea Dusio mette a nudo la verità dei suoi dipinti rivelandone l’essenza scevra da sovrastrutture ideologiche e getta una luce inedita sulla figura del grande pittore lombardo, scardinando certezze e luoghi comuni e consegnandoci il ritratto di un uomo che acquista così una dimensione nuova, risultando finalmente una figura a tutto tondo e non più soltanto il genio dannato e violento dell’iconografia istituzionalizzata.

 

 

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